Luca Pizzolitto, Dove non sono mai stato, Campanotto  2018

La cifra più autentica di questo libro, è la precisione di taglio dell’immagine, la descrizione di un micro contesto emozionale capace di far dialogare i sommovimenti della propria anima con il mondo.
Questo è descritto con la massima semplicità possibile come sensazione in superficie, immediatezza – Il tempo del libro è il presente, l’immediato riversarsi dello sguardo in forma di parola che riflette e si fa riflettere, come se il corpo non bastasse a contenere il suo flusso vitale, le sue precarietà -.
C’è sempre un uomo, il suo sguardo, il corpo di una donna. Un prendersi e un lasciarsi; istanti brevi, albe, tramonti, notti.
Pizzolitto ci parla di un mal di vivere che sembra radicarsi nella responsabilità di un io in solitudine, che non accusa nemmeno Dio della sua condizione di precariètà.
Questo io, svestito di ogni astrattismo filosofico, semplicemente accetta di vivere l’immediatezza del quotidiano, il dolore, e forse la perdizione.
Si avverte sempre qualcosa di religioso in questa descrizione del piccolo; l’assenza è un altare pulito sul cui bianco marmo Pizzolitto offre le sue parole spoglie, il suo stesso corpo e quello delle cose come preghiera.
La gioia sembra arrivare da molto lontano, da un tempo bambino, da un’assenza di valutazione.

*

Oltre il volo del tramonto
si spalanca questo cielo
pronto al pianto.

Leggo Res amissa,
aspetto la vita accada.

Il rumore dei giorni è un gatto
bianco che tace ai miei piedi.

p. 18

*

NELLA BREZZA

Gli scali aerei alle due del mattino
le stazioni vuote i muri scritti
i vagoni abbandonati sotto la neve.

Sono nato da poco e
dopo la notte e il vuoto
immergo il mio volto
nell’acqua fredda del fiume.

L’amo infilza il labbro
indifeso di chi è
destinato alla fine.
p.23

*

MALATTIA

Restano gli affetti, a malapena.
Resta il corpo senza sonno.
Resta il sudore, la paura.
Restano domande che avevo dimenticato.
Resta il cane unico sollievo
in questi giorni di abisso e follia.

p.29

*

SOLO RESPIRO

Le corse nei prati, i cocci
di un’estate di nuovo alle porte.
I tuoi silenzi sono la voce
delle betulle sbattute
nel temporale, l’amore
si spezza in mille silenzi.

E’ un gioco innocente
la disperazione.

Anche Dio trema
davanti agli occhi di un bambino.

p. 31

*

ACCANTO AL BENZINAIO

Queste parole così timide e irrisorie
cacciate in gola tra letti sfatti
e cieli abbandonati, misura del tempo
è l’attesa e i gerani
sul balcone sono il segno
tangibile che sei stata qui,
scordando come sempre qualcosa.

Sul muro accanto al benzinaio
c’è una lucertola che
osserva il cielo,
aspetta anche lei lo sciogliersi
delle nubi in pianto.

p. 37

*

Nei cortili di case popolari
abbandonate, nei ritorni
sempre così insicuri,
nella voce dei miei passi
che ripetono il tuo nome.

Vegliare la notte e i suoi peccati
nella premura della luce.
Tendere la mano nel gesto vano
di porgere carità alla bellezza.

p. 83

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