da uno spazio bianco n. 1

In un momento di grande fioritura della poesia, di grande rumore e di grande visibilità, decido di progettare questo spazio bianco con i rimasugli delle parole che ci sono rimaste. Perché nessuna parola ci è veramente necessaria se non la svestiamo del suo potere e della sua vanità. Se non la lasciamo sola. Queste parole…

Sergio Rotino: la poesia finisce con un suono

Sergio Rotino, CANTU MARU, Edizioni Kurummuny 2017 Pochissimi sono i libri recensiti qui. Cerco quelli che possano abitare questo spazio bianco per una sorta di consonanza con un’idea di sottrazione, di semplificazione; di una denudazione, infine. Si legga questo testo: umbra quiddru ca simu umbra imu b’essere ca mancu simu l’arberi le fronde facenu suenu…

Alessandro Canzian: Mi piace la parola minimale

Alessandro Canzian, Aftermath And Other Poemes Il numero X-XII, anno 2015/2016 di Italian Poetry Review, contiene, tra le altre cose – alcune assai belle devo dire – un poemetto di Alessandro Canzian tradotto da Andrea Sirotti e Johanna Bishop. Sono poesie stilisticamente inquadrabili nei risvolti dell’ultimo Montale di Xenia, quindi dell’evocazione di un fantasma. Nel…

Davide Valecchi: E’ stato ieri, quando ero un altro

Davide Valecchi, NEI RESTI DEL FUOCO, Arcipelago Itaca 2017 Nel vasto panorama della poesia contemporanea, ci sono poeti che lavorano per sottrazione piuttosto che per accumulo, nella suggestione di una “metafisica del transeunte” che prova a descrivere l’impalpabile delle cose senza dare a questa il nome di anima, o di spirito. Questo “ciò che rimane”…

Gianluca Chierici, Scendi nei significati

Gianluca Chierici, IL GRIDO SEPOLTO, Ladolfi Editore 2017 Il poeta è tirato per il bavero dalla realtà del mondo; la rabbia sale quando si forma la logica e blocca le braccia. Così il secondo testo precede un “battito che si è fatto preghiera”, l’atto di nascita della parola. Ogni poeta ha un suo particolare modo…

stilos

l’idea di resurrezione viene, forse, da un desiderio di verità, dalla prova del sapere nella carne un difetto, un’anomalia, che è anche una possibilità e una necessità. il corpo del risorto è in fondo la grande metafora del sognarsi diversi, altri da noi, senza cancellare il ricordo della sofferenza, di come eravamo al mondo. e…

stilos

non gioco con la poesia, la poesia si gioca di me, io sono l’oggetto di uno sguardo infinito che sperpera sul tavolo da gioco la sua stessa comprensione.

stilos

aspetto. non so di là. poco più in là. ascolto il respiro del mondo. i suoi traffici. bevo il caffé. scrivo. non so ridere di me. non so ridere delle cose. non si può ridere di tutto.